SANDRO TOMASSINI

problem solving

Problem solving

Problem solving rappresenta l’esito di un progetto artistico che porta alle estreme conseguenze il tratto distintivo più peculiare della ricerca estetica di Tomassini: l’interattività. Se molte sue creazioni ruotano attorno all’idea di fruibilità tattile dell’opera, con lo spettatore che è invitato a intervenire per modificarne l’assetto, questa installazione, concepita in forme e colori diversi, coniuga in modo indissolubile la creazione artistica propriamente detta con il puro divertissement. Siamo di fronte alla totale demistificazione dell’oggetto d’arte concepito come sacro e inviolabile, ma, al contempo, assistiamo al recupero del suo significato più profondo, proprio attraverso l’aspetto ludico che gli è intrinseco.
Come direbbe Calvino: è un gioco, ma un gioco molto serio.

L’opera, con le sue linee pulite e rigorose, che richiamano le esperienze giovanili di Tomassini nell’ambito del design, presenta una struttura labirintica su una base quadrangolare, lungo le cui scanalature scorrono piccoli cilindri, tutti identici fra loro tranne uno, caratterizzato da sottili fenditure longitudinali. La composizione dedalea della base suggerisce la necessità di trovare, lungo i tanti percorsi possibili, soggettivi e imprevedibili, l’unica via d’uscita presente, collocata su un lato del quadrilatero.

Metafora di una condizione umana universale, l’installazione prevede che l’elemento cilindrico unico (il Soggetto) si relazioni con tutti quelli che incontra lungo il cammino, toccandoli, sfiorandoli, spingendoli o facendosi a sua volta spingere. Il tracciato che ogni spettatore-giocatore, in quanto Soggetto, percorre fino a uscire dall’opera, si configura, in sostanza, sia in senso filosofico, quale rappresentazione dell’esistenza, sia in senso ludico, quale punto di partenza di un gioco, con regole predefinite, in tutte le sue possibili varianti.

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Regole del gioco

Data la struttura quadrangolare dell’opera e gli elementi cilindrici mobili, su di essa disposti, scopo del gioco è eliminare, attraverso l’unica apertura laterale, il solo cilindro che presenta fenditure longitudinali (il Soggetto), nel minor tempo possibile e ad occhi bendati. Il Soggetto deve essere spinto lungo gli snodi labirintici del percorso, eventualmente spostando i cilindri che ostruiscono il passaggio. Una volta collocata la benda sugli occhi del giocatore di turno, la base dell’installazione viene ruotata dal/gli sfidante/i o da una giuria predisposta, e gli altri cilindri vengono cambiati di posizione, in modo che chi gioca non possa individuare in anticipo dove siano gli ostacoli o l’apertura del quadrilatero. Da quel momento può partire il cronometro. Per tutta la durata del gioco, è consentito muovere il Soggetto o spostare gli altri cilindri, ma non è permesso toccare ne’ il perimetro ne’ la superficie della base per capire l’orientamento dell’uscita. Ad ogni partita si possono prevedere due o più sfidanti e si può scegliere tra due versioni dell’installazione con grado di difficoltà crescente.

Se si dispone di più installazioni con la medesima struttura i partecipanti possono giocare contemporaneamente. In questo caso, sarà una giuria a collocare i cilindri per tutti in modo identico. Altre varianti del gioco prevedono l’uscita dal percorso anche degli altri elementi cilindrici, oltre al Soggetto, o la possibilità di stabilirne in anticipo una quantità minima o massima da eliminare.

Al fine di stimolare la fantasia, è possibile, naturalmente, inventare regole diverse, in base all’estro del momento, fermo restando che giocare a occhi bendati rimane la regola essenziale. Per questo motivo, l’installazione si presta ad essere particolarmente apprezzata dai disabili visivi e costituisce un eccellente esempio di inclusività nell’ambito del panorama artistico contemporaneo.